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Gianfranco Maraniello, Prospettiva strabica



Non è affatto miopia. È piuttosto una forma di strabismo che regola ogni prospettiva sull’arte. Non che non se ne possa scorgere il futuro. Ormai è facile profetizzare, avere uno sguardo più avanti del comune, anzi: il quotidiano stesso è sempre un passo più in là. Farai shopping in Internet, ci sarà da scommettere sui titoli tecnologici, il prossimo anno vestiremo come si è visto nelle sfilate, si potranno mangiare i nuovi prodotti in fase di elaborazione in tal laboratorio, i treni andranno a una velocità impensabile fino a qualche anno fa… ma ora, invece, ci si può pensare. E ti dirò anche che avrai più tempo per pensarci perché, seguendo una speciale dieta e avendo fiducia nella ricerca genetica, la tua aspettativa di vità cresce fino a…

La vità è lo sguardo avanguardistico che ha già consumato il presente e sta investendo su un illusorio avvenire. La tecnologia detta gli indirizzi di ogni elaborazione futura. Ogni artista che pensa di "pro-gettare" o di fare gruppo con altri per incidere programmaticamente su quel che sarà fa dell'arte una ridicola espressione ausiliare di una sterile ideologia. Non ha la misura della propria debolezza e presunzione. Tuttavia non c'è arte che non sia investita dal pensiero e dalla consapevolezza di sé. Soprattutto ora, bisognosa come è di collocarsi da qualche parte e priva di funzione in un mondo in cui funzionalismo e profitto sono le lenti bifocali dell’imperativo economico. E l’arte sembra guardare a ritroso, cercare la propria tradizione, inscrivendosi in essa e, così, scrivendo una propria genealogia. In tal modo acquistano senso non solo gli ostinati e ossessivi tentativi di realizzare un’opera o di sospendere la cronologia grazie a quegli inciampi prodotti dagli artisti, ma si offre la legittimazione a tutto ciò che non accetta il destino irriflessivo del mondo.

L’arte apre così a una disposizione etica, insegna a osservare le proprie pratiche, ad abitare il proprio esercizio non finalizzato. E nel pensarsi continuamente si riconfigura, secondo quello strabismo che inaugura una nuova prospettiva su quel che già si è dato.